• It_sel
  • En
> Temi

/ STORIA DELLA ROMAGNA - dalle origini ai giorni nostri

Storia di un'identità La storia è sempre attuale: un'affermazione vera per tutti i popoli e quindi anche per l'antica "gens" romagnola che proprio in precisi snodi storici vede nascere (e purtroppo ottenebrare) la propria identità. Un'identità che, piena d'autonomia storica, politica e culturale, ancora oggi non trova riconoscimento istituzionale. La romagnolità esiste come esiste un volkgeist tutto nostro, uno spirito del popolo fiero e combattivo. È un carattere che, pur lontano da consunti cliché, ha una propria specificità: è un concretarsi di radici che non si perdono nella notte dei tempi ma, al contrario, hanno date, nomi, luoghi. Hanno una storia. A) - I progenitori B) - L'egemonia romana C) - Le invasioni barbariche e l'Esarcato D) - La "Romagna" E) - Comuni e Signorie F) - Risorgimento e post-Risorgimento G) - Italia Repubblicana I progenitori Dagli Umbri ai Celti In epoca storica i primi abitanti dell'attuale Romagna sono gli Umbri e gli Etruschi. Tuttavia, verso il 350 a.C la loro permanenza cede il passo ad un popolo che darà la prima impronta alla Romagna e ai romagnoli: i Celti. Migrati dal nord, i Celti si stanziano in Italia nell'area denominata Gallia Cisalpina, che dalle Alpi scende a sud e comprende pianura Padana, parte dell'Appennino settentrionale e dell'Italia nord-orientale. Tra le numerose tribù celtiche scese in Italia sono Senoni, Lingoni, e Boi ad interessare maggiormente le nostre vicende. L'Epoca Celtica All'ondata celtica, Umbri ed Etruschi resistono militarmente finché possibile, per poi fatalmente soccombere al forte esercito avversario. Sconfitti gli Etruschi sul Ticino, i Boi e i Senoni superano il Po cacciando i residui Etruschi e gli Umbri. Raggiunta la costa adriatica, i Senoni riescono a occupare un vasto territorio i cui confini, come già Livio racconta, sono subito chiari: penetrano fino alla costa adriatica e occupano le terre comprese tra il fiume romagnolo Utis (Montone) e il fiume Esino. Così, mentre Lingoni e Boi si stanziano nella pianura Padana settentrionale, i Senoni popolano la Romagna meridionale spingendosi fino alle Marche. Oltre a dimostrare un'invidiabile organizzazione militare, i Celti si rivelano una stirpe civile e rispettosa: l'occupazione dell'attuale Romagna non è un bieco sfruttamento ma un fertile e duraturo insediamento, che a distanza di oltre 2000 anni ci ha tramandato tra le altre cose anche il dialetto romagnolo, misto di celtico e latino. L'egemonia romana L'avvento dei romani La permanenza dei Celti è ben presto minacciata dalla nuova, emergente, potenza dei Romani. Un pericolo di cui i Celti si rendono conto già prima della realizzazione di quella via Emilia che, iniziata nel 181 a.C, sarà il mezzo di penetrazione romana nei territori. Nonostante tutto, davanti all'imminente pericolo Senoni e Boi rimangono disuniti, probabilmente per contrasti sul controllo dei commerci nell'alto Adriatico. Nel 390 a.C, per risposta all'avanzata romana, i Senoni capitanati da Brenno occupano Roma con un esercito nel quale sono certamente presenti i romagnoli dell'epoca. Ma è Roma la predestinata: nel 295 a.C. con la vittoria a Sentino inizia il tramonto dei Senoni, che pochi anni dopo sono definitivamente sopraffatti. Epoca Repubblicana Arriviamo al 192 a.C., quando Cornelio Scipione Africano caccia i Celti oltre il Po: sarà la successiva battaglia di Milano a scacciare i Galli oltre le alpi e a chiudere il loro dominio dopo oltre tre secoli di stanziamento in Italia e in Romagna. Nonostante la conquista romana, l'eredità celtica non è affatto cancellata. L'occupazione è rispettosa dei predecessori: Senoni e Lingoni non compromessi con Annibale sono autorizzati a rimanere nei territori e, pare, beneficiarono anche della distribuzione e della messa a cultura delle terre attraverso il sistema di centuriazione romana. Con il processo di romanizzazione lo "strato" celtico dei romagnoli non scompare, ma si sovrappone alla nuova cultura imperante. Sotto il dominio della potenza Romana e al centro della lotta fra Mario e Silla, la Romagna parteggia per Mario, al quale si allea anche Ravenna, che erige in suo nome una statua nel foro. Proprio a Ravenna si dirige la flotta di Metello, luogotenente di Silla, che vi pone il centro delle sue operazioni. Così, diretto verso la via Emilia, Metello interrompe le comunicazioni mariane e poi sbaraglia a Faenza gli uomini di Carbone e Normanno. Successivamente arriva la crisi della repubblica romana e l'avvento di quei "regimi personali" che culminano con Cesare. Proprio Cesare, che ancora ricorda le narrazioni delle grandi invasioni celtiche, vede nella Gallia Cisalpina la chiave per la conquista dell'impero e un territorio con le migliori truppe. È la Romagna il consolato più ambito. Il convegno di Lucca (56 a.C) assegna a Cesare (come stabilito fra lui e Pompeo) il consolato della Gallia per il 48 a.C.: ma quando il Senato fa retromarcia e intima a Cesare di cedere il governo della Gallia e sciogliere il suo esercito, Cesare reagisce da par suo. Il 12 gennaio del 49 a.C. varca il Rubicone, al tempo confine della provincia, diretto verso Rimini e poi su Roma. Da questo gesto incomincia la sua straordinaria avventura che lo porterà alla vittoria su Pompeo (battaglia di Farsalo, 48 a.C) e al definitivo dominio di Roma. Anche in questo caso la Romagna dimostra una sorta di "vocazione" ai grandi appuntamenti della storia. Epoca Imperiale Con Augusto e l'epoca imperiale acquista crescente importanza Ravenna e il porto di Classe. Come ci racconta Plinio nella sua Storia naturale, l'Italia è geograficamente suddivisa in 11 regioni. La Romagna è compresa nella regione ottava, detta Gallia Togata Cisalpina e ha per confini l'appennino, il Po e Rimini, o come dice il Rossetti "il Crustumium, che si ritiene rappresentato dal fiume Conca: quindi con ciò ne risulterebbe un terzo spostamento del confine gallico, il quale sarebbe così passato dal Rubicone al Conca." La ripartizione del territorio italico cambia con Traiano prima e con Adriano poi:l'Italia è composta da 18 province, suddivisione approvata da Costantino nel 336 e poi ammessa dall'imperatore Giustino. In questa importante divisione la Gallia Cispadana è separata in due province distinte, decima e undecima, chiamate rispettivamente Emilia e Flaminia e aventi Bologna e Ravenna come capitali. Una divisione significativa di due territori che già allora sono sostanzialmente distinti. Le invasioni barbariche e l'Esarcato Dopo Cesare e il successivo potere augusteo la storia della Romagna ricalca quella di un Impero che dopo secoli di indiscusso dominio inizia a scricchiolare, per poi cedere sotto il peso delle continue invasioni barbariche. - 402 d.C.: Alarico re dei Goti invade l'Italia, saccheggia la Flaminia e fa prigioniera Galla Placidia, figlia di Teodosio e sorella di Arcadio e Onorio. - 410: Sacco di Roma di Alarico. - 476: Odoacre, re degli Eruli, scende in Italia, entra vittorioso a Ravenna e passa a Roma dove depone Romolo Augustolo. Proprio con la data del 476 ha la fine l'impero e si fa iniziare il medioevo. A Odoacre segue Teodorico, che conserva come Odoacre leggi e costumi romani. È in questo periodo che assistiamo a un fatto di eccezionale importanza per la storia romagnola: la nascita nel 585 dell'Esarcato. Fondato da Smaragdo, l'Esarcato è una provincia di dominio bizantino con capitale Ravenna. Similmente al cesaropapismo orientale (poteri temporali e spirituali in un solo uomo) al vertice dell'Esarcato è l'Esarca, con pieni poteri religiosi, politici e militari su un territorio comprendente oltre Ravenna anche gran parte della futura Romagna, che includeva anche le città di Ferrara, Bologna e Adria. Le invasioni in suolo italico continuano e nel 568 è il turno dei Longobardi capitanati da Alboino che l'anno successivo si impossessa di Piacenza, Parma, Reggio e Modena. Ma la potenza Longobarda trova proprio nell'Esarcato Ravennate un grande ostacolo. La "Romagna" Nonostante le continue invasioni l'Esarcato (grazie anche a una favorevole posizione geografica) resiste ai longobardi, che non riescono a penetrare nel territorio compreso tra il fiume Sillaro e il Reno: l'"insula esarcale" rimane l'unico punto della penisola retto da leggi, costumi e sistema alimentare di derivazione romana. È in questa circostanza che sorge il termine Romagna: mentre il territorio sottoposto ai longobardi viene denominato Longobardia, l'insula esarcale diviene per contrapposizione "Romandiola", "Romania" e poi "Romagna." Sono secoli decisivi per la caratterizzazione culturale, giuridica, folclorica e produttiva del nostro territorio, ma soprattutto di differenziazione con Bologna che, anche grazie all'apporto longobardo alla sua università degli studi, assorbe fortemente la cultura degli occupanti. Lo dimostra in modo inconfutabile la calata in Italia di Federico Barbarossa contro i longobardi: mentre Bologna partecipa alla battaglia del Carroccio (Legnano) e fa dello stendardo il simbolo del suo emblema municipale, le città romagnole rimangono indifferenti. Queste diversità storiche si riscontrano in differenti settori della vita economica e produttiva: nelle campagne della Langobardia il ruolo centrale che le città avevano giocato in età romana venne assunto da nuove realtà di stampo rurale come le corti i villaggi o i potenti monasteri di campagna. Al contrario, nella Romania la città continuò a rappresentare - secondo il modello romano - il perno della vita civile, amministrativa, religiosa ed economica. La valorosa storia dell'Esarcato termina nel 751, dopo un secolo e mezzo di gloriose vicende, con la conquista da parte del re longobardo Astolfo. Alla conquista longobarda segue quella Franca: nel 756 Pipino re dei franchi cede la Romagna al Pontefice Stefano II. Così, dopo una fase di alterne vicende nel controllo politico della Romagna tra i longobardi e l'arcivescovo di Ravenna, l'intervento dei Franchi è decisivo per la soluzione del conflitto in favore della Chiesa. Comuni e Signorie Con la donazione di Pipino arriviamo all'epoca dei Comuni e delle Signorie durante la quale la Romagna si caratterizza, come ci racconta Dante, per grande rissosità. Come già afferma Vochting "La storia della Romagna nel passaggio dal Medioevo al Rinascimento, ha caratteri affini alla storia delle altre parti dell'Italia settentrionale e centrale. In Romagna dai Comuni si sviluppano piccole Signorie che, protette alle spalle dall'Appennino ai fianchi e di fronte dal mare, fiumi e paludi, poterono giocare abbastanza a lungo la loro autonomia con gli stati cresciuti intorno. Poi l'azione dello Stato Pontificio, avviata da Cesare Borgia, pose fine a quella situazione e da allora la Romagna condivise per 350 anni il destino politico del potere temporale dei Papi. Per quanto riguarda l'organizzazione produttiva, non mancano nel Medioevo romagnolo piccoli proprietari che lavorano la propria terra, ma è un modello molto meno diffuso di quello che prevede la distinzione fra proprietà e lavoro, dove la prima è appannaggio dei ceti signorili e il secondo spetta ai contadini. Se il romagnolo (l'Esarcato docet) è mal disposto al sopruso, nell'epoca dei signori locali (Malatesta, Da Polenta, Ordelaffi, ecc) i nostri antenati rifiutano un ruolo passivo nel gioco di equilibri tra papa e imperatore. Nel 1500 il duca Valentino, su mandato del papa Alessandro VI (Borgia), realizza il Ducato di Romagna sconfiggendo le varie signorie locali e ricalcando sostanzialmente i confini della Romandiola di epoca longobarda. Nel Cinquecento, con la caduta di Cesare Borgia le maggiori famiglie romagnole sono coinvolte nella lotta per il potere locale, una lotta che impedisce l'unificazione della regione, luogo di conquista di potenze esterne come i Visconti, Venezia e il Papato. Nel 1559 la pace di Cateau-Cambrésis divide l'Emilia Romagna tra Farnese (duchi di Parma e Piacenza), Estensi (duchi di Ferrara, Modena e Reggio) e Stato Pontificio (Romagna). È un assetto stabile, che resterà immutato per circa tre secoli. Risorgimento e post-Risorgimento 1796 l'arrivo dei francesi di Napoleone. Pur nella presenza di alcuni fatti tragici (sacco di Lugo, spogliazioni, pesanti contribuzioni), è indubbio che la calata napoleonica porti una ventata di novità che infiammano l'animo dei giovani romagnoli. Sorgono nuovi ideali e proprio ora si inizia a parlare di unità nazionale. È proprio con Napoleone che al territorio romagnolo viene conferito ufficiale riconoscimento con la nascita della provincia del Pino (Ravenna) e del Rubicone (Forlì). Purtroppo, Napoleone significa anche sommi torti: nel 1800 il Bonaparte chiude la gloriosa università di Cesena (vecchia di 5 secoli) in parte per non dare concorrenti a Bologna e in parte per fare uno sgarbo a Pio VI, irriducibile avversario cesenate. Quando nel 1815 il Concilio di Vienna ripristina lo status quo ante i romagnoli non ci stanno: contro il ripristinato potere papale fioriscono società segrete (di matrice anche massonica) e prendono vita rivolte che culminano nei moti del 1820, 1830-31 e 1848. Col tempo, l'opposizione si rinvigorisce con la predicazione mazziniana e l'azione garibaldina, che trovano in Romagna un milieu favorevole al loro diffondersi. L'élite romagnola si adopera nel risorgimento soprattutto sul versante repubblicano, nonostante la compresenza di patrioti di stampo sabaudo. Ma i romagnoli pagano un prezzo alto per il loro vigore: dopo la costituzione del Regno d'Italia, la monarchia nega la realizzazione di qualsiasi istituzione autonoma romagnola temendo un eroico furore destabilizzante. Storiche, politiche, etniche: tutte le oggettive ragioni pro-romagna non superano la pregiudiziale antiromagnola della monarchia. Nel 1864 cade definitivamente l'ipotesi, auspicata da Gioberti e Cattaneo, di organizzare il Regno d'Italia in termini regionalistici e ci si incammina verso uno Stato accentrato di matrice napoleonica. Le presunte regioni diventano "Circoscrizioni di decentramento statistico-amministrative" senza peso politico, semplici strumenti operativi del potere. Tutto questo nonostante nel 1860 la Commissione istituita a Torino nel 1860 presso il Consiglio di Stato esprima pieno assenso per un'impostazione regionalistica. Intanto la parola d'ordine è sempre "stemperare nel moderatismo degli ex-ducati il rivoluzionarismo romagnolo". È questa la ratio che porta Farini a consegnare alla monarchia una regione nata disseppellendo il termine "Emilia", esistito soltanto all'epoca augustea, per la durata di un secolo e per un territorio assai diverso dall'attuale e con la sottrazione di Imola (città in cui Andrea Costa, tra i grandi fautori di quel cooperativismo che tanto darà alla Romagna, fonderà il Partito Socialista Rivoluzionario Romagnolo) alla provincia ravennate a favore di Bologna. Tra le proteste, spicca quella di Carlo Cattaneo. Si sottolinea che, guardando la storia, le divergenze tra Emilia e Romagna sono profonde. Bologna è il capoluogo della Romagna quando le città guida sono state Forlì e Ravenna. Bologna e non fu sotto i Senoni,si integrò coi longobardi, fu estranea al Ducato di Romagna, ebbe Signorie che mai misero piede in territorio romagnolo. Infine, Bologna provò un trattamento autonomo da parte di Napoleone e la sua importanza nel Risorgimento è sempre stata sul versante liberale. Italia Repubblicana Il discorso regionalistico che non si afferma con l'Unità di Italia torna all'ordine del giorno dopo il 2 giugno 1946, entrando nei lavori dell'Assemblea Costituente. A sostenere l'autonomia romagnola sono personaggi come Aldo Spallicci, Giovanni Conti Benigno Zaccagnini e Giuseppe Fuschini, Emilio Lussu. La richiesta è avanzata anche da Molise, Salento, Emilia lunense (ex ducato di Parma) Se la pregiudiziale antimonarchica scompare, l'urgenza di stabilire le regioni nel più breve tempo possibile lascia tutto immutato, eccezion fatta per uno spiraglio democratico: è concesso di rimandare a tempi migliori la questione. Come dirà Palmiro Togliatti:"Noi vogliamo le Regioni nel più breve tempo possibile. Senza porre ostacoli che ci impediscano di arrivare a questo risultato, lasciamo aperta una possibilità automatica di correzioni. Vi è un articolo che lo prevede: applichiamo quell'articolo. Questa è la giusta linea democratica."



« Torna ai temi